Il quotidiano Il Messaggero di Roma pubblica un’inchiesta, ed una lettera firmata, sugli sprechi e disagi causati dal malfunzionamento delle commissioni per il riconoscimento della invalidità civile.
Questi articoli non riguardano la realtà viterbese, ma quella della capitale.
Sono però interessanti, perchè una volta tanto, smentiscono il trito cliché dello spreco di risorse per colpa di fantomatici “falsi invalidi”.
L’inchiesta:
Sprechi e disagi per la mancata applicazione della legge che tutela 3,5 milioni di malati
Noi disabili, costretti ogni anno a file estenuanti e visite inutili
«Per distinguerci dai “furbi” dobbiamo affrontare mille difficoltà e ottenere sempre lo stesso certificato»
di CLAUDIO MARINCOLA
Invalidi con menomazioni irreversibili o affetti da disabilità permanenti. Una legge varata nel 2006, entrata in vigore da un anno, e un successivo decreto, hanno individuato 12 condizioni patologiche per le quali si è esclusi da qualsiasi visita di controllo. Perché purtroppo da certi mali non si guarisce, anzi.
La legge c’è, e fu il frutto di una riforma del governo. Ma le Regioni la ignorano o la applicano col contagocce. In molti casi nemmeno la conoscono. E così un popolo di 3 milioni e mezzo di disabili – quelli a a cui è stata riconosciuta l’indennità di accompagnamento – è costretto ogni anno a sottoporsi ad una lunga, inutile, replica per sentirsi dire quello che purtroppo già si sa. Senza dire delle lunghe ed estenuanti file con i disagi che i lettori hanno descritto (vedi lettera accanto) a Dillo al Messaggero. Con tutto ciò che ne consegue: sospensione per un lungo periodo dell’assegno, aggravio di spesa per la Pubblica amministrazione, Asl costrette a rimborsare gli assistiti e con gli interessi.
Certo, l’Italia è anche il Paese dei falsi invalidi. Di chi in passato ha fatto un uso illegale e smodato del welfare. L’Anio, l’Associazione nazionale infezioni osteoarticolari, ha provato a calcolare il costo burocratico della mancata (o parziale) attuazione della legge 80. Ha ripercorso tutti i passaggi dell’iter per scoprire come l’inefficienza spesso sia connessa alla .
1) Il meccanismo distorto scatta nel momento stesso in cui viene presentata dal cittadino l’istanza. In media l’Anio, una Onlus, ha calcolato che passa un periodo compreso tra i 180 e i 700 giorni. Se al richiedente viene riconosciuta una invalidità superiore al 75%, l’istituzione sanitaria mette in mora una somma da erogare. Ma il verbale non viene recapitato prima di 360 giorni.
2) E siamo al secondo passaggio. Se tutto fila liscio la somma viene intascata dal cittadino dopo circa 700 giorni. Come dire che i 3.500 euro annui, raddoppiati e rivalutati con il tasso d’interesse dell’ultimo mese, diventano 9.000 euro. Quasi il triplo. Come autogol, non c’è male.
3) C’è un costo aggiuntivo che quasi mai viene considerato ma che l’Anio in questa sua – realistica – simulazione ha calcolato. Nei due anni in cui l’assistito non usufruisce dei benefici pur avendone diritto il malato dipende in tutto e per tutto dal welfare. Se il soggetto è un disagiato che non percepisce reddito o rientra nei limiti le sue richieste vanno accolte. Tradotto in soldoni o in sussidi vuol dire una media di 2.200 euro a carico dell’Ente locale.
4) Per un invalido che si vede negato un diritto, aprire un contenzioso legale è molto frequente. Altrettanto frequente è vederselo riconosciuto con una sentenza. In questo caso il costo per l’Inps sale di 3.000 euro pari alle spese giudiziarie e legali.
5) Un quinto esborso da classificare sotto la voce varie ed eventuali può arrivare nel caso in cui il cittadino decida di rivolgersi agli organi di tutela per invocare un danno biologico ed esistenziale. Il caso è molto più frequente di quanto si pensi.
6) L’ultima, ma non forse chiarificatrice voce di spesa, è molto difficile da quantificare: il costo delle commissioni istituite presso le Asl. Sono composte in genere da 4 o 6 membri. Il presidente percepisce un gettone di 20 euro a visita, 15 euro gli altri membri. Ogni Asl è una repubblica a sé, i costi variano perciò da regione a regione. Secondo alcuni i più maliziosi queste entrate che arrotondano lo stipendio sarebbero il vero motivo per cui le Asl stentano ad applicare la legge 80.
Per la cronaca, la Regione che più applica e conosce il decreto è la Valle d’Aosta (100%) seguita dalla Sardegna (88%) e dalla Liguria (80%). Fanalino di coda è l’Umbria: il 65% delle Asl interpellate ignora il decreto.
Il presidente nazionale dell’Anio Girolamo Calsabianca ha chiesto l’apertura di un procedimento per chi avrebbe dovuto informare i cittadini e non lo ha fatto. Ma il problema, sollevato dal Tribunale del Malato, tocca da vicino anche l’Inps che è tenuta ad avviare la procedura di verifica e ad occuparsi dell’intero iter chiedendo alle Asl gli elenchi dei cittadini beneficiari e la relativa documentazione.
Valutata la documentazione è sufficiente redigere un verbale da cui risulterà il diritto o meno del cittadino all’esenzione. Ciò avverrà sia per coloro ai quali è stato riconosciuto il diritto all’accompagno e/o all’indennità di comunicazione, sia per coloro ai quali sia stata richiesta un’ulteriore visita presso la commissione di verifica. In questo modo verrebbero comunque garantiti i controlli, eliminate le code e i passaggi buorocratici. Troppo facile?
La lettera:
«Patente speciale, un’odissea prenotare il controllo medico»
Egregio Direttore,
Mia figlia è invalida civile e l’anno scorso le è stata assegnata la patente auto speciale per invalidi. Questa patente richiede il rinnovo annuale, previa visita di controllo da parte dei medici della Asl Poliambulatorio della Vittoria, che si trova a Roma, in Lungotevere della Vittoria 3.
Lunedi 16 marzo mi sono recato al Poliambulatorio, ufficio Patenti speciali, per fissare un appuntamento per conto di mia figlia (affetta da gravi problemi di deambulazione), in vista del rinnovo della patente che scadrà a luglio prossimo.
Un cartello, peraltro poco visibile, avverte che l’ufficio (aperto dal lunedi al venerdi, dalle 9 alle 12) prenota soltanto 50 appuntamenti al giorno. Per avere l’appuntamento, bisogna munirsi di numero che viene consegnato dalle ore 9 alle ore 12.
L’usciere addetto alle informazioni mi ha “consigliato” di mettermi in fila “almeno alle 7″ per avere la probabilità di rientrare tra i 50 numeri della giornata. Con la prospettiva, in caso fortunato, di riuscire ad avere l’appuntamento qualche ora dopo.
Non pensa che si potrebbe trovare un altro modo per consentire agli invalidi, o a chi per loro, di prenotare la visita imposta dalla legge in quel determinato ambulatorio, e solo in quello, in un orario così ristretto?
Soprattutto in tempi in cui la tecnologia permette con un semplice clic da casa di prenotare viaggi, comprare e vendere beni, spostare addirittura capitali?
Grazie dell’attenzione, cordiali saluti.
Vittorio S.