Riportiamo il testo dell’articolo apparso oggi 8.2.2010 sul Corriere di Viterbo.
L’invalidità si trasforma in un calvario.
Di fronte a patologie gravi e visibili un cittadino sfoga la sua indignazione.
VITERBO (GAn) – Percorso per ottenere l’invalidità: cittadini protestano per le lungaggini. Non è certamente una segnalazione da finire in mano alle autorità giudiziarie, ma in alcuni casi ad emergere nella gestione pubblica sono le incongruenze tra ufficio e ufficio: quello che si può fare in un ufficio Inps in poco tempo non è detto che succeda alla stessa maniera in un altro. E’ il caso di un signore viterbese che sta inoltrando alle varie Inps competenti la richiesta di invalidità. “Nel luglio scorso presso il policlinico Gemelli di Roma ho subito un intervento di laringettomia totale, tiroidectomia totale e svuotamento laterocervicale – specifica la persona interessata -. In seguito a settembre da accertamenti sanitari mi è stato riscontrato un adenocarcinoma prostatico sto seguendo una cura che sarà a vita”. Esposte le diverse patologie e i certificati medici alla commissione per le invalidità al momento di ottenere i certificati le risposte sono state variegate. “La cosa più importante è che la popolazione non si rende conto di come funziona in effetti la sanità – dice, in questo senso, il malcapitato -. L’Inps di Viterbo in particolare è una cosa a se in confronto alle altre Province, dato che non è facile capirne il funzionamento. Come mai nella Provincia di Terni per una pratica come la mia ci vuole da 1 a 2 mesi massimo, mentre qui non bastano da 1 a 6 mesi? La Commissione medica che mi ha visitato sembra non essere presa in considerazione? Parlo della commissione della Asl di Motefiascone che come ha visto la mia documentazione e la mia Persona non ha avuto esitazioni. Come mai che il responsabile di procedimento dell’Inps dichiara che non ha certificati medici sufficienti per la mia invalidità? Io stesso gli ho consegnalo la documentazione rilasciatami dal policlinico Gemelli che attesta ciò che mi è stato fatto e quello che ho subito dopo l’operatorio. Per vederlo – conclude la persona operata – basta anche una persona ignorante in materia, vedendo la mia cicatrice o il foro che ho alla gola per respirare oltre a non parlare”. Sicuramente una situazione che poteva essere gestita con maggiore solerzia senza istigare la persona in questione a segnalare quanto è successo di fronte a patologie evidenti